mercoledì 24 gennaio 2018

Sergio Nazzaro: Io, per fortuna c'ho la camorra

Ci sono libri che ti conquistano subito, ma a volte non basta…
sergionazzaro.ioperfortunac'holacamorraPer un motivo o per un altro si finisce sempre con il rimandare così sono passati più di 6 anni da quando, girando tra gli scaffali della vecchia edicolè a Giugliano vidi per la prima volta il libro.
Per chi vive, in alcuni posti, per chi l'aria di camorra la respira tutti i giorni, leggere questo tipo di libri è un parto doloroso, inevitabilmente finisci con il fare i conti con te stesso, con quello che pensi; inizi a leggere e riga per riga, pagina dopo pagina inevitabilmente ecco la frase, o la pagina che ti da una scossa. Forse anche per questo, molti miei conterranei evitano di leggere questi libri, nascondendosi spesso dietro a frasi del tipo:'' si parla male dei meridionali'', ''Non siamo tutti camorristi'', ''speculano sulla nostra situazione'' e tante altre ancora….
La verità è che leggere questi libri, dalle mie parti è come andare dallo psicologo.
È tabù, si fa ma non si dice.
Sergio Nazzaro è il Virgilio di un viaggio di 24 ore in terra di camorra, partendo da Mondragone, passando per Pescopagano, Casale di Principe, Castelvolturno e il Villaggio Coppola.
Le storie che racconta Nazzaro però non sono quelle di dannati,ma di persone comuni,piccole figure intrappolate nel quadro grigio della camorra dove le sfumature come Federico del Prete sindacalista di Casale di Principe, (o ancora Michele Landa e Fortunato Montella.) vanno cancellate.
Stonano con tutto il resto e non importa se sono metronotte, pensionati, ambulanti che dicono no al pizzo,per quanto piccoli stonano con tutto il resto e per questo vanno cancellati, in un unico colpo, ma con metodica. Prima le minacce, poi l'isolamento e infine l'esecuzione efferata, perché tutti sappiano, capiscano il messaggio. Così al funerale pomposo degli affiliati si oppongono cerimonie silenziose, quasi deserte, perché ci sono morti che meritano le prime pagine, e Uomini che finiscono in un paio di scarpe.
Piccole figure, che si accendono e anche se per poco illuminano tutto il resto.
Ma “io per fortuna c'ho la camorra” non è solo un susseguirsi di storie, o denunce,non c'è nessuna retorica, è un analisi spietata.
Una riflessione dolorosa su un mondo a parte che nonostante la monnezza, la coca , il degrado e l'abbandono di uno Stato che si ricorda di questo pezzo di mondo solo durante la campagna elettorale.
 Ha  il coraggio di risplendere, non importa se sono fiammiferi isolati che vivono il tempo di una scintilla, nè se a scriverlo è un giornalista senza un giornale alle spalle(perdonate il gioco di parole), l'importante è leggerli questi libri, senza nascondersi, senza paure e quando senti il bisogno di fermarti, di sottolineare una frase e di pensarci sopra per giorni, non aver paura è solo il fiammifero che sbatte sulla tua coscienza per accendere la miccia.

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