mercoledì 24 gennaio 2018

Fbiola de Clercq: Tutto il pane del mondo


 

Con queste parole si apre il romanzo di Fabiola de Clercq Tutto il pane del mondo edito da Bompiani già nel 93 il libro fu riscoperto nei primi anni del 2000.
             “Faccio sforzi sovraumani per dimostrare che la mia condizione non mi impedisce di fare una vita apparentemente normale.
Nello stato di deperimento in cui sono sfido il freddo, il caldo, la stanchezza e … la fame.
Per dimostrare la mia volontà di vivere malgrado tutto, io non vivo. Sto mimando la vita come un’attrice interpreta una parte. Ora non sono più capace di uscirne. “
Un padre che scompare nel nulla, una sera di Novembre una bambina che per tutta la sua vita convive con quella inspiegabile assenza e una famiglia allargata che si muove tra Bruxelles Cannes e Santa Margherita, luogo di vacanza estive. Dove si insinua il fantasma dell’anoressia che diventa bulimia, gli abusi sessuali, la mancanza del padre, il rapporto conflittuale con  una madre assente e nel mezzo la vita.
Che la protagonista vive senza vivere, tra amori mancati cadute e rinascite. L’ apparente serenità di una famiglia ‘’allargata’’ che basa i suoi rapporti su un affettività che muore nella formalità e che  porta la giovane protagonista  a tracciare su di sé la linea che divideva lei dalla madre.
Come sua madre  accetta con  dissacrante serenità  la violenza che la protagonista ancora bambina  subisce in un vagone letto durante un viaggio in treno da parte di uno zio. Così Fabiola accetta con la stessa dissacrante serenità la  bulimia  che non le impedisce almeno apparentemente di ‘’vivere’’ senza vivere la vita.
 Tra amori che iniziano senza iniziare mai farlo  davvero; Fabiola si scontra con  lo stigma della ragazza che bulimica perché non si piace  fisicamente e per questo stupida, una madre che  non la vede e un lungo percorso terapeutico  che culminerà con la nascita del centro ABA.

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