venerdì 24 marzo 2017

Nagib Mahfuz: Il ladro e i cani

“Di nuovo egli respira aria di libertà; ma l’atmosfera è soffocante, come impregnata di polvere , e il caldo insopportabile. <…> Le strade sono come oppresse dal sole; le automobili sembrano impazzite ,i passanti e le persone sedute ai tavoli, le case è i negozi … e nessuno che accenni un sorriso.”

È la foto dell’Egitto e non solo che ci regala Mahfuz quando nel 1961 scrive Il ladro e i cani. da Feltrinelli  con la traduzione di  Valentina Colombo, narra le vicende di Said Maharan che uscito di prigione dopo il tradimento del compare  Alish che  nel frattempo ha sposato la moglie ; è deciso a vendicarsi e a riportare con sé la figlia Sana.
Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1990

In un continuo alternarsi  della voce narrante che a volte è in prima altre in terza persona Mahfuz  attraverso  la storia del delitto passionale finita nel grottesco, Said mette in atto il suo piano ma uccide l’uomo sbagliato; racconta una storia parallela che  andando avanti nella lettura abbandona il piano del significato letterale e diventa metafora della condizione-denuncia dell’Egitto, coerente con  il filone narrativo del realismo sociale di cui fu uno dei massimi esponenti .
Il ladro e i cani  è la fotografia non troppo lontana del rapporto conflittuale tra gli intellettuali e la società ( e forse dello stesso autore) che  come Said braccato dalla polizia:
“non vuole più vedere nulla ! sprofonda nell’immensità infinita. Non sa più in quale luogo si trovi ,chi sia e che cosa sia facendo. Lotta con ogni sua forza per aggrapparsi a qualcosa, per oppore un ultima resistenza .Per afferrare invano un ricordo che fugge. Infine non trovando alcuna soluzione al di fuori della capitolazione, si arrende indifferente…..Indifferente.
Con un finale amaro e grottesco Mafhuz che già in quegli anni subì minacce da parte del movimento jiadista culminate poi con l'attentato nel '94 affronta critiche e pressioni dei suoi oppositori.


mercoledì 1 marzo 2017

Gaia de Beaumont:Tra breve io ti scorderò mio caro.La storia di Edna St. Vincent Millay, una poetessa nella New York dell'età del jazz

In un' America che vive nel pieno del miracolo economico  lontana dalla tragedia che di lì a pochi anni segnerà il mondo la figura di
Edna St. Vincent Millay si colloca in piena antitesi rispetto alla borghesia dell'epoca.Poetessa che seppe dare voce ai giovani del Greenwich Village insofferenti dei confronti di una borghesia perbenista e lontana dal resto del mondo.Con uno stile leggero, Gaia de Beaumont autrice del libro ci trascina nella vita della poetessa, degli anni venti.










Una vita fatta di sregolatezza amori travagliati ma anche impegno sociale e politico, come il suo impegno contro l'esecuzione di Sacco e Vanzetti ma soprattutto per la sua propaganda pro bellica contro la Germania nazista, propaganda che le procurò molte critiche . Andando oltre il conformismo borghese Edna St. Millay seppe stupire, accompagnare la sua generazione verso l'emancipazione sociale,  che caratterizzerà  tutto il 900.