mercoledì 24 febbraio 2016

Alessandro Jodorowsky : Quando Teresa si arrabbiò con dio

Ci sono libri, che sono delle vere e proprie sfide. ''Quando Teresa si arrabbiò con dio'' è stata una di queste, un libro difficile da leggere, non solo per il continuo mescolarsi di realtà e immaginazione, oppure per quei capitoli che privi di paragrafi, rendono la ripresa della lettura non sempre facile.
Confesso la tentazione di lasciare perdere è stata forte, allo stesso tempo però volevo arrivare alla fine, che mi ha stupito.
Usando come veste  del suo romanzo, la saga familiare tracciando il profilo delle sue origini, alla ricerca di antenati fantastici, e incredibili, alle prese prima con la collera di Teresa che in seguito alla morte del primogenito Giuseppe durante lo straripamento del Dnepr, inizia la sua personale battaglia contro Dio, e  suo marito Alessandro e capostipite della famiglia Jodorowsky è alla continua apparente ricerca di Dio, che venera e segue senza posa ai confini del mondo,guidato dal Rabbi, uno spirito caucasico che abita il suo corpo dalla prima età.
Attraverso la saga familiare lo scrittore, che non manca certo di fantasia, mescola elementi storici, immaginazione,questioni sociali e politiche e filosofiche a tal punto che il lettore si sente perso.
Così al tempo  degli Zar di Russia, i fantasmagorici personaggi di J. Che nulla hanno da invidiare a quelli di Màrquez attraversano con le loro vite, non solo lo spazio Ucraina, il viaggio verso il Cile ma anche il tempo.
Se Teresa ed Alessandro, lasciano la terra natia, sotto la minaccia del conflitto mondiale che incombe sul mondo, e si dirigono con i tre bambini Lola, Fanny ,Beniamino e Giacomo alla ricerca di un luogo dove non ci sia dio punitore.
Perchè la narrazione parte da qui Teresa una donna timorosa di Dio non accetta che quell'essere che lei ha sempre servito possa averle strappato il suo figlio prediletto.
La ribbellione di Teresa però non è solo contro dio ma contro un intero mondo, fatto di dovere, e di timore.Teresa non è solo l'antagonista di dio, ma è anche portatrice di un nuovo modo di vivere la vita, gettandosi a capofitto nel mondo dei sensi. Abbandona il marito ed i figli per Serafin un saltimbanco mezzo gatto e mezzo uomo, conosciuto durante la loro fuga da Dio, Teresa dice addio al suo ruolo di donna penitente, e di donna vista come pura proprietà del proprio marito:
''Mi hai messa al tuo servizio così come fece tuo padre con sua moglie e il padre di tuo padreobbedendo alla Grande Canaglia, che nega sopratutto il magico piacere della carne.''
Ma la colpa di Alessandro(secondo Teresa) la più grande agli occhi della donna è stata quella di aver dimenticato durante la sua ricerca della santità, che ci sono miracoli che pur non avendo nulla di divino, sono comunque meravigliosi, come l'AMORE.
Teresa si innamora non del corpo di Serafin, non per dovere o per tradizione. L'unione tra i due è puramente umana, dettata dal semplice desiderio fisico e affettivo insieme. Se Alessandro le procura grandi orgasmi, con i suoi colpi di reni, Serafin la conduce lungo il sentiero del piacere sessuale, che non è solo istinto animale, o possesso.
Se la traversata di Alessandro è spinta dalla ricerca della grazia di Dio, quella di Giacomo è una vera e propria fuga da dio e dal Rabbi che prima della morte del padre gli era stato tramandato,la vita di Giacomo è una continua lotta contro la creatura che ha fatto impazzire il padre e distrutto la sua famiglia.
Lola e Funny vivranno di prostituzione, Beniamino invece resterà accanto alla madre diventata pazza anche lei, per diventarne la sua ombra.
Giacomo invece si lancia nella vita, prima con la boxe abbandonata dopo che il Rabbi in un momento di debolezza aveva distrutto la sua promettente carriera, poi fingendosi un penitente per poter raccattare qualche moneta e consolare anche le moglie degli operai, mentre questi muoiono nelle fabbriche, inaugurate dal progresso industriale.
Se i capostipiti, sfiorano la tragedia dell'olocausto e della II guerra mondiale, Giacomo vive nel pieno della prima costituente, e della nascita del partito comunista. Se nella prima parte tutto ruotava intorno alla ''VECCHIA CANAGLIA''  nella II parte e per tutto il romanzo la questione sociale la fa da padrone.
Gli scontri, le rappresaglie contro i militanti del partito comunista, la politica corrotta, lo sciopero delle fabbriche portano il lettore ad un passato che è molto vicino al nostro presente.
Romanzo di Alessandro Jodorwsky edito da feltrinelli
Jodorowsky attraverso i suoi personaggi lascia la favola, per entrare nell'umano, i personaggi che il lettore incontra da questo momento in poi, non sono metà uomini o animali, né domatori di leoni, né uomini coperti di api, i personaggi sono sempre più persone,donne che vendono il loro corpo per raggiungere il potere sociale ed economico,uomini corrotti fino al midollo, e giovani come lo stesso Beniamino che per quanto possano leggere, milioni di libri, non hanno imparato a leggere la vita, o forse in un mondo dove il capitalismo inizia la sua avanzata, agli intellettuali e scrittori non restano che il lercio delle strade.
Molto vicino alla figura di Alessandro ma per un motivo completamente diverso è la figura di Recabarren, un uomo innamorato solo del proprio ideale di uguaglianza e libertà, che assunto Giacomo come traduttore di libri russi, parte per la Russia per ammirare gli effetti ''meravigliosi'' del comunismo, lascia al povero anarchico solo una pallottola nella testa.
Alla fine della seconda parte, sarà Giacomo a cercare l'aiuto del Rabbi, per apprendere ciò che succede nel mondo e per arrivare a compiere il suo destino, che altro non è che la nascita di Alessandro Jodorowsky.
Jodorowsky attraverso i suoi personaggi, si limita a guardarli da lontano, lo stesso Giacomo partecipa agli eventi senza esserne colpito del tutto. Leggere quando Teresa si arrabbiò con dio è come guardare un film nel film, il messaggio che arriva al lettore non è univoco, il fantastico riempie tutte le pagine del libro a tal punto che anche dove non c'è apparentemente, compare di nuovo, travestito dal reale. Così come Giacomo con Teresa e i pochi rimasti fedeli a Recabarren dopo la sua morte viaggeranno in lungo e in largo, per continuare il sogno dell'anarchico, travestiti da attori di una compagnia teatrale, così lo scrittore travestito di parole ed episodi inverosimili, lancia il suo messaggio. Che sia un dio, o un ideale ogni uomo ha bisogno di qualcosa in cui credere e per cui vivere, che sia l'amore o meno. Tutti lottano per qualche cosa.
Ma se l'amore che sia divino o meno non prevede intermediari che siano umani, l'ideale politico/sociale di uguaglianza tra gli uomini, è impossibile, proprio per la natura umana che è prevaricatrice di nascita.
Lo sapeva Lenin (che l'autore cita solo alla fine), lo sapeva Recabarren quando seduto in cortile, pensando a quello che aveva visto un Russia decide di spararsi.
Ateo,musulmano, ebreo, cattolico e chi più ne ha più ne metta, per vivere, per sopravvivere hai bisogno di credere.
Fino a quando avrai qualcosa in cui credere, sarai vivo.

mercoledì 10 febbraio 2016

Massimo Bisotti: il quadro mai dipinto

Un professore di storia dell'arte , si appresta a lasciare Roma dove  ha insegnato per diversi anni , pronto per raggiungere Venezia e la sua nuova vita.

Così si apre il romanzo di Massimo Bisotti, una partenza programmata da tempo per il protagonista Del quadro mai dipinto che proprio nel momento in cui sta per lasciare la sua abitazione pronto per raggiungere l'aereoporto viene colto da uno strano presagio, in soffitta Patrick ha un vecchio quadro che tiene nascosto persino a se stesso.

Edito da Mondadori, il quadro mai dipinto.Il giorno della partenza  sale in soffitta, a riprenderlo preso anche dalla nostalgia decide di rivedere il quadro prima di partire, ma tolto il telo che lo copriva si accorge di una cosa strana, nel quadro c'è qualcosa che non va,la donna nel quadro è sparita, preso dal panico, Patrick porta con se il quadro per lasciarlo a casa di un vecchio amico e correre in aereoporto per raggiungere Venezia.
Quando è arriva però batte la testa e si risveglia una vecchia pensione Punto Feliz, accolto da un anziano signore, che gli mostra il suo miniappartamento.
Da quì inizia la ricerca di Patrick della misteriosa donna vista prima dell'amnesia che continua a tormentarlo, con la sua presenza silenziosa.
Con una penna che  sembra diversa dal primo romanzo  Bisotti, trascina il lettore in giro con Patrick alla scoperta di Venezia e della misteriosa donna che turba il non più giovane pittore ossessionato dalla mania di dipingere la scena successiva per ogni quadro.
Ancora in preda alle amnesie Patrick incontra diversi personaggi, che lo guideranno a sua insaputa verso la donna che tanto cerca, senza ricordarla.
Si tratta di Raquel un amore in attesa per Patrick, un amore finito per lei.Così di pagina in pagina, il quadro mai dipinto è metafora degli amori non vissuti, di quelli rifiutati e di quelli dimenticati.
Con uno stile completamente diverso dal precendente romanzo di Bisotti, Il quadro mai dipinto è un romanzo di  riflessione, un viaggio introspettivo in cui è inevitabile ritrovarsi e perdersi a volte nei dialoghi tra i vari personaggi, come Vince e Vivian che rendono e danno ritmo alla storia anche quando la narrazione sembra arrestarsi in parole che rendono a tratti la lettura difficile, ma non per questo impossibile.