mercoledì 17 agosto 2016

Margaret Mazzantini: Venuto al mondo

Una lettura scorrevole, una storia mozzafiato e uno stile inconfondibile che sa rispettare le vite dei protagonisti che immaginarie o meno rappresentano, le tante vite spezzate durante la guerra in Bosnia  che giornali e televisioni non riuscirono o non vollero raccontare. Venuto al mondo è a ragione il libro più bello scritto da Margaret Mazzantini.
Gemma e suo figlio Pietro un giovane adolescente ribelle dopo la bocciatura del figlio decide di fare una breve vacanza a Sarajevo la città dove è nato e dove è sepolto Diego, giovane fotografo Genovese che fu l’amore di gioventù della protagonista. Ad attenderli all’aeroporto Gojko amico e poeta di Gemma conosciuto durante il suo primo viaggio a Sarajevo.
Un poeta trafficante di YOYO e un fotografo di pozzanghere guideranno Gemma lungo le vie di Sarajevo, città martoriata e divisa dall’imminente guerra che furono un tutti contro tutti, Croati di Bosnia e Bosgnacchi musulmani trapiantatisi in Bosnia.
In questo campo minato, tra un cecchino  e una granata si intrecciano le vite di Gemma e Diego che cercano in tutti i modi di avere un figlio nonostante problemi di infertilità della donna, con quelle di Gojko con i suoi mocassini Armani contraffatti e Aska giovane musicista musulmana amica del poeta, che sembra essere un miracolo caduto dal celo.
Margaret Mazzantini, BosniaLa  Mazzantini traccia attraverso la storia dei protagonisti la parabola discendente della Bosnia ;dai cecchini che dalle montagne si divertono a sparare su donne e anziani , il loro bersaglio preferito;

Fino massacro di Srebrenica tra la notte dell’11 Luglio e tutta la giornata del 12 Luglio del 1995 con l’uccisione di più di 8.100 persone.

Alla furia della guerra si contrappone la dignità dei serbi ,musulmani e non che a dispetto dei cecchini appostati lungo i tetti o dalle montagne passeggiano imbellettati come se dovessero andare a lavoro per le vie di quello che a tutti gli effetti è diventato celo aperto; nasce Pietro protagonista inconsapevole, delle vite di tutti e 4 i protagonisti.

giovedì 11 agosto 2016

Stefano Benni: Di tutte le ricchezze

Martin è un professore in pensione, che vive all’appennino. Le sue giornate passano veloci tra  mail e telefonate al figlio che vive in America.
Lo studio sul Catena poeta maledetto morto in manicomio, e le continue leggende del posto sono oggetto di studio del professore in pensione che passa le sue giornate con la sola compagnia di Ombra il suo cane e quattro chiacchiere con degli strani filosofi, che ogni giorno si recano nel giardino del professore per interrogarlo e interrogarsi su grandi temi.
STEFANO BENNI: DI TUTTE LE RICCHEZZE
Ad interrompere le sue giornate con Ombra il suo fidato cane è l’arrivo dei nuovi vicini Michelle , attrice mai decollata, e  Aldo un mercante d’arte in fuga dalla grande città e in perenne crisi artistica;

come un fulmine a ciel sereno stravolgono la vita dello strano professore, che suo malgrado deve fare i conti con un passato doloroso e pieno di segreti.
Non si guarisce dalla propria ombra,le si affiancano soltanto nuove luci.
Se Martin dovrà fare i conti con un passato doloroso riportato alla luce da Aldo e Michelle anche questi ultimi grazie a Martin dovranno fare i conti con un presente vuoto e l’accettazione di essere una coppia male assortita come l’arredamento della loro casa.

Ma non è una lettura da ridere, e nonostante la difficoltà di lettura nelle  prime pagine con un po di caparbietà il lettore anche quello più diffidente si ritrova  ora seduto sul divano, ora accanto a Martin e al suo fido amico Ombra. Ci sono libri che si leggono anche contro voglia giusto per capire dove l’auote voglia arrivare, con il libro di Stefano Benni il finale sembra lontano e le pagine che si susseguono si leggono per il piacere di farlo.
In un momento in cui i giovani autori cercano il colpo di scena, l’effetto o la storia mozzafiato da raccontare Stefano Benni senza ricorrere a particolari artifici retorici, trascina il lettore dentro la storia rendendolo parte di questa.

mercoledì 10 agosto 2016

Umberto Eco: Numero zero

In una Milano che sta per essere travolta da Tangentopoli, un direttore improvvisato  e senza scrupoli pronto ad arrivare a tutto pur di fare carriera, decide di mettersi al servizio di un Commendatore misterioso, che tanto richiama Silvio Berlusconi per dare vita a una nuova testata giornalistica   ''Domani''.Un' arma di ricatto al servizio dello  stesso, contro i suoi avversari.A far parte della redazione di un giornale che non verrà mai alla luce,vengono assunti personaggi bizzarri e giornalisti finiti ancora prima di iniziare:Colonna un cinquantenne che dopo una vita passata ad inseguire il suo sogno di giornalista  si ritrova a fare il ghost writter,con il compito di scrivere un libro che avrà la forma di un diario e che avrà come autore il direttore Simei.
numero zero
Scopo del giornale che non dovrà dare la notizia ma anticipare gli eventi,supporre avvenimenti che possano gettare discredito sui nemici del commendatore.Se ''Domani'' è un giornale fuori dagli schemi, i membri della redazione non sono da meno Braggadocio che arriva a riscrivere la non morte di Benito Mussolini; e giornaliste mancate.Mia che dopo la laurea ormai trentenne si ritrova a scrivere di oroscopi.
Umberto Eco spiazza il lettore, lasciandolo  in una storia dove  il vero si confonde con il falso arrivando al limite del grottesco. Se il presente che i lettori vivono e leggono non sfugge al processo di manipolazione anche il passato diventa confuso.
La storia non si cerca più nei manuali o nelle biblioteche.la comparazione delle fonti è in via di estinzione.Basta leggere Wikipedia.Cambiano i nomi, ma non i fatti e al centro di tutto,i giornalisti e capo redattori che a colpi di penna mettono in moto la macchina del fango.
Tutto è lecito, e ogni cosa diventa relativa un fatto può essere raccontato in diversi modi,e manipolato secondo le esigenze del committente.L'importante non è la notizia ma instillare e istigare il lettore,
affinché creda a quello che legge,che sia la verità o meno poco importa l'importante è non dimenticare
di accompagnare le dichiarazioni di presunti testimoni con le virgolette.

lunedì 4 luglio 2016

Alice Munro: Uscirne Vivi

Uscirne vivi ultima raccolta di racconti pubblicata dalla scrittrice canadese vincitrice del premio Nobel per la letteratura, è forse uno dei libri più riusciti di Alice Munro che con il suo Dear life (questo il titolo originario) l’ultimo libro della scrittrice prima del congedo dalla scrittura ci regala l’ennesimo capolavoro.
Uscirne vivi
Con il suo stile inconfondibile Alice Munro ci regala l’ennesimo capolavoro, dove le parole diventano un tutt’uno con un paesaggio mozzafiato, il Canada con i suoi tramonti e le albe popolate da personaggi che non sono né vinti né vincitori, non c’è nessuno per cui simpatizzare o no. Così il lettore rimane fermo a guardare a sentire le vite di questi personaggi che da Treno a Ghiaia (i miei racconti preferiti) fino agli ultimi tre quelli più veri come rilevato dalla stessa scrittrice trascinano il lettore in uno spettacolo senza fine dove in ogni pagina c’è un pezzo di vita.

L’amore, la morte, la violenza, la vita, il tradimento, la fine e l’inizio Alice Munro con una scrittura tanto aggraziata quanto spietata racconta le vite dei suoi personaggi e anche un po’ la sua. Una scrittura fine a se stessa, che nella sua grazia ferisce e colpisce il lettore, lasciandolo disarmato difronte all’affresco che con il suo stile inconfondibile regala al lettore.
Dal primo racconto Che arrivi in Giappone passando per Ghiaia, Corrie, e Treno fino ad arrivare a Finale l’ultima Parte della raccolta quattro racconti autobiografici, il filo conduttore è sempre lo stesso Vita , mancata, sognata, spezzata, negata e rimpianta. La grazia di uno stile che anche nei momenti più difficili della narrazione come la morte di una bambina non cede mai al luogo comune, la morte come l’amore gli altri due filoni su cui si muovono i personaggi di Uscirne Vivi non sono mai urlati, né storpiati da fronzoli stilistici, parola dopo parola e rigo dopo rigo l’unica domanda che mi è sorta spontaneamente è può una narrazione così lineare così chiara e semplice essere così disarmante?
La risposta è sì.

giovedì 12 maggio 2016

Dostoevskij: Le notti bianche

Così inizia le notti bianche il giovane Dostoevskij romanzo edito da Mondadori a cura di Giovanna Spendel.
Era una notte incantevole una di quelle notti che succedono solo si è giovani, gentile lettore.

Un giovane sognatore, cammina di notte lungo le strade di Pietroburgo quando il suo sguardo viene catturato da una giovane è Nasten'ka, una giovane dicisassettenne che conquistata dalla timidezza del giovane uomo che le tende la mano inizia a parlare al sognatore, dandogli appuntamento la notte successiva.lenottibianche
Si incontreranno per 4 notti, che sanno di sogno ed incanto i due protagonisti raccontano la loro storia.
In una notte surreale che sa di sogno i due raccontano le loro vite di giorno con la saggezza e la chiarezza che solo la notte può portare;Nasten'ka che passa le sue giornate legata da uno spillo al vestito della nonna, ormai ceca e il sognatore che vive in attesa delle notti che gli permettono di godere della compagnia della giovane.
Critica al movimento romantico che in quegli anni  attrraversava l'Europa Le notti Bianche è un romanzo umano dove l'opposizione tra sogno e realtà è una riflessione continua che trae la sua forza dallo stile tipico dello scrittore russo. La forma del diario e il continuo richiamo al lettore che non è più passivo ma parte della storia, chiamato non a giuducare ma a riflettere sul messaggio che il sognatore vuole dare.
Se Nasten'ka esce dal sogno accompagnata dall'uomo che ama, il sognatore rimane solo tra le strade di Pietroburgo con in mano solo un sogno che ormai si è sgretolato, la giovane infatti confessa al sognatore di vivere le giornate in attesa del ritorno del suo innamorato e con lui lascia la notte, mentra al giovane sognatore non rimane altro che guardare in lontananza la giovane che ormai è solo un ombra.
Il romanzo del giovane Dostoevskij è un monito, non si può vivere di soli sogni, ma nemmeno senza;un sogno non ha senso se non è destinato a concretizzarsi, perchè se rimane tale rischia di diventare una prigione.

giovedì 14 aprile 2016

Luca Rossi. I Rami del Tempo

Quando Luca mi ha proposto, di leggere il suo libro, dire che sono rimasta sorpresa è poco.
Luca Rossi I rami del tempoE mi scuso con lui per il ritardo di questa mia recensione, ma il  libro di Bisotti mi ha fatto letteralmente entrare in crisi.
Tornando a Luca e al suo romanzo I rami del Tempo, quello che posso dire che è stata una lettura sorprendente, quelle 150 pagine in formato elettronico (ho scelto di leggere l'ebook) mi avevano spaventato. Generalmente leggo ebook di poche pagine al massimo una settantina. Ma quelle di Luca sono volate.
Tra l'epica e la fantasia Rossi ci porta nel pieno della narrazione, una pioggia di schegge stermina il popolo dell'isola di Turis, all'inferno sopravvivono solo una coppia di sposi Bashinoir e sua moglie  Lil, grazie all'aiuto della sacerdotessa del tempio Miril, che si offre di ospitarli.
Isolati dal mondo i tre superstiti dovranno fare i conti con una realtà che cambierà per sempre le loro vite.
Contemporaneamente nel regno Isk dominato dal feroce re Beanor, che si divide tra il tentativo di superare la barriera invisibile che da secoli lo separa dal resto del mondo e l'orgia di turno con le sue amanti, libera il vecchio mago di palazzo Obolil per formare il giovane apprendista Ilis che avrà il compito di spezzare la barriera.
Accortosi della presenza del tempio il giovane apprendista decide di insinuarsi nel rapporto tra i tre sopravvissuti, puntano la sua attenzione su Bashinoir che sentendosi escluso dal nuovo legame che si è instaurato tra la sacerdotessa e Lil, trama l'uccisione della sacerdotessa, per riconquistare il suo cuore.
I rami del tempo si chiudono così, mentre il regno di Isk è sconvolto dal avvelenamento del re i tre sopravvissuti sono alle prese con il viaggio che stanno per fare. Ma qualcosa va storto.
Quello di Luca Rossi è un bel romanzo, molto scorrevole con una trama avvincente che si legge tutto d'un fiato, leggere la II parte del libro è d'obbligo e sarà sicuramente un piacere. Unica pecca a mio avviso è il continuo ricorso che l'autore fa ad atti sessuali che troppo spesso ripetuti, generano un momento di stallo nella narrazione e finiscono per annoiare il lettore. Come non sono d' accordo con chi ha parlato di romanzo fantasy-erotico...
Il fantasy è fantasy, la letteratura erotica è tutta un'altra cosa.
In generale è stata una lettura piacevole. Al prossimo Sequel.

martedì 22 marzo 2016

Ivano Mingotti: Minoica

Partendo dal famoso mito di Arianna e Teseo Ivano Mingotti ripropone in chiave del tutto nuova il mito del minotauro.



A raccontare la storia del regno di Creta guidato dal potente Minosse è la giovane Arianna che si presenta come un adolescente che a tratti sembra viziata e a tratti in sofferenza.
La giovane infatti che dei consigli delle serve non sa cosa farsene rappresenta bene la dicotomia tra la Creta del giorno e quella sotterranea, che nasconde grazie ad un labirinto la presenza scomoda del Minotauro figlio del Tradimento di Pasifae.
La protagonista passa le sue giornate in portantina, nel tragitto che da palazzo la porta al porto.Una mattina durante una delle sue visite al porto i suoi occhi s'incontrano con quelli di un giovane schiavo, è Teseo.
Ben presto il giovane diventa l'ossessione della principessa che ogni giorno nonostante le ire del padre si reca al porto per spiare il giovane che desidera portare a palazzo.Nonostante i consigli della sorella e la sorveglianza continua delle sue serve la giovane dopo mille peripezie riesce ad incontrare Teseo che nel frattempo è stato condotto nel labirinto.
Il viaggio di Arianna è tutto in discesa, dalla maestosità del Palazzo  a metà tra il bianco del latte e il rosso del sangue Arianna inizia la sua discesa.
Sovvertendo completamente il famoso mito graco Mingotti pur rispettando la storia ne stravolge, a volte a discapito del romanzo stesso la natura.
Nonostante quei continui flussi di coscienza che si alternano a lunghi monologhi, l'impianto narrativo regge nel complesso.
La storia si fa leggere e ci si trova ad un certo punto a chiedersi come finisca, nonostante  i continui riferimenti alla sfera sessuale che però sono alla base della rilettura del mito da parte dell'autore; il libro nel complesso è una storia avvincente, che però lascia l'amaro in bocca, per un finale inaspettato....

mercoledì 24 febbraio 2016

Alessandro Jodorowsky : Quando Teresa si arrabbiò con dio

Ci sono libri, che sono delle vere e proprie sfide. ''Quando Teresa si arrabbiò con dio'' è stata una di queste, un libro difficile da leggere, non solo per il continuo mescolarsi di realtà e immaginazione, oppure per quei capitoli che privi di paragrafi, rendono la ripresa della lettura non sempre facile.
Confesso la tentazione di lasciare perdere è stata forte, allo stesso tempo però volevo arrivare alla fine, che mi ha stupito.
Usando come veste  del suo romanzo, la saga familiare tracciando il profilo delle sue origini, alla ricerca di antenati fantastici, e incredibili, alle prese prima con la collera di Teresa che in seguito alla morte del primogenito Giuseppe durante lo straripamento del Dnepr, inizia la sua personale battaglia contro Dio, e  suo marito Alessandro e capostipite della famiglia Jodorowsky è alla continua apparente ricerca di Dio, che venera e segue senza posa ai confini del mondo,guidato dal Rabbi, uno spirito caucasico che abita il suo corpo dalla prima età.
Attraverso la saga familiare lo scrittore, che non manca certo di fantasia, mescola elementi storici, immaginazione,questioni sociali e politiche e filosofiche a tal punto che il lettore si sente perso.
Così al tempo  degli Zar di Russia, i fantasmagorici personaggi di J. Che nulla hanno da invidiare a quelli di Màrquez attraversano con le loro vite, non solo lo spazio Ucraina, il viaggio verso il Cile ma anche il tempo.
Se Teresa ed Alessandro, lasciano la terra natia, sotto la minaccia del conflitto mondiale che incombe sul mondo, e si dirigono con i tre bambini Lola, Fanny ,Beniamino e Giacomo alla ricerca di un luogo dove non ci sia dio punitore.
Perchè la narrazione parte da qui Teresa una donna timorosa di Dio non accetta che quell'essere che lei ha sempre servito possa averle strappato il suo figlio prediletto.
La ribbellione di Teresa però non è solo contro dio ma contro un intero mondo, fatto di dovere, e di timore.Teresa non è solo l'antagonista di dio, ma è anche portatrice di un nuovo modo di vivere la vita, gettandosi a capofitto nel mondo dei sensi. Abbandona il marito ed i figli per Serafin un saltimbanco mezzo gatto e mezzo uomo, conosciuto durante la loro fuga da Dio, Teresa dice addio al suo ruolo di donna penitente, e di donna vista come pura proprietà del proprio marito:
''Mi hai messa al tuo servizio così come fece tuo padre con sua moglie e il padre di tuo padreobbedendo alla Grande Canaglia, che nega sopratutto il magico piacere della carne.''
Ma la colpa di Alessandro(secondo Teresa) la più grande agli occhi della donna è stata quella di aver dimenticato durante la sua ricerca della santità, che ci sono miracoli che pur non avendo nulla di divino, sono comunque meravigliosi, come l'AMORE.
Teresa si innamora non del corpo di Serafin, non per dovere o per tradizione. L'unione tra i due è puramente umana, dettata dal semplice desiderio fisico e affettivo insieme. Se Alessandro le procura grandi orgasmi, con i suoi colpi di reni, Serafin la conduce lungo il sentiero del piacere sessuale, che non è solo istinto animale, o possesso.
Se la traversata di Alessandro è spinta dalla ricerca della grazia di Dio, quella di Giacomo è una vera e propria fuga da dio e dal Rabbi che prima della morte del padre gli era stato tramandato,la vita di Giacomo è una continua lotta contro la creatura che ha fatto impazzire il padre e distrutto la sua famiglia.
Lola e Funny vivranno di prostituzione, Beniamino invece resterà accanto alla madre diventata pazza anche lei, per diventarne la sua ombra.
Giacomo invece si lancia nella vita, prima con la boxe abbandonata dopo che il Rabbi in un momento di debolezza aveva distrutto la sua promettente carriera, poi fingendosi un penitente per poter raccattare qualche moneta e consolare anche le moglie degli operai, mentre questi muoiono nelle fabbriche, inaugurate dal progresso industriale.
Se i capostipiti, sfiorano la tragedia dell'olocausto e della II guerra mondiale, Giacomo vive nel pieno della prima costituente, e della nascita del partito comunista. Se nella prima parte tutto ruotava intorno alla ''VECCHIA CANAGLIA''  nella II parte e per tutto il romanzo la questione sociale la fa da padrone.
Gli scontri, le rappresaglie contro i militanti del partito comunista, la politica corrotta, lo sciopero delle fabbriche portano il lettore ad un passato che è molto vicino al nostro presente.
Romanzo di Alessandro Jodorwsky edito da feltrinelli
Jodorowsky attraverso i suoi personaggi lascia la favola, per entrare nell'umano, i personaggi che il lettore incontra da questo momento in poi, non sono metà uomini o animali, né domatori di leoni, né uomini coperti di api, i personaggi sono sempre più persone,donne che vendono il loro corpo per raggiungere il potere sociale ed economico,uomini corrotti fino al midollo, e giovani come lo stesso Beniamino che per quanto possano leggere, milioni di libri, non hanno imparato a leggere la vita, o forse in un mondo dove il capitalismo inizia la sua avanzata, agli intellettuali e scrittori non restano che il lercio delle strade.
Molto vicino alla figura di Alessandro ma per un motivo completamente diverso è la figura di Recabarren, un uomo innamorato solo del proprio ideale di uguaglianza e libertà, che assunto Giacomo come traduttore di libri russi, parte per la Russia per ammirare gli effetti ''meravigliosi'' del comunismo, lascia al povero anarchico solo una pallottola nella testa.
Alla fine della seconda parte, sarà Giacomo a cercare l'aiuto del Rabbi, per apprendere ciò che succede nel mondo e per arrivare a compiere il suo destino, che altro non è che la nascita di Alessandro Jodorowsky.
Jodorowsky attraverso i suoi personaggi, si limita a guardarli da lontano, lo stesso Giacomo partecipa agli eventi senza esserne colpito del tutto. Leggere quando Teresa si arrabbiò con dio è come guardare un film nel film, il messaggio che arriva al lettore non è univoco, il fantastico riempie tutte le pagine del libro a tal punto che anche dove non c'è apparentemente, compare di nuovo, travestito dal reale. Così come Giacomo con Teresa e i pochi rimasti fedeli a Recabarren dopo la sua morte viaggeranno in lungo e in largo, per continuare il sogno dell'anarchico, travestiti da attori di una compagnia teatrale, così lo scrittore travestito di parole ed episodi inverosimili, lancia il suo messaggio. Che sia un dio, o un ideale ogni uomo ha bisogno di qualcosa in cui credere e per cui vivere, che sia l'amore o meno. Tutti lottano per qualche cosa.
Ma se l'amore che sia divino o meno non prevede intermediari che siano umani, l'ideale politico/sociale di uguaglianza tra gli uomini, è impossibile, proprio per la natura umana che è prevaricatrice di nascita.
Lo sapeva Lenin (che l'autore cita solo alla fine), lo sapeva Recabarren quando seduto in cortile, pensando a quello che aveva visto un Russia decide di spararsi.
Ateo,musulmano, ebreo, cattolico e chi più ne ha più ne metta, per vivere, per sopravvivere hai bisogno di credere.
Fino a quando avrai qualcosa in cui credere, sarai vivo.

mercoledì 10 febbraio 2016

Massimo Bisotti: il quadro mai dipinto

Un professore di storia dell'arte , si appresta a lasciare Roma dove  ha insegnato per diversi anni , pronto per raggiungere Venezia e la sua nuova vita.

Così si apre il romanzo di Massimo Bisotti, una partenza programmata da tempo per il protagonista Del quadro mai dipinto che proprio nel momento in cui sta per lasciare la sua abitazione pronto per raggiungere l'aereoporto viene colto da uno strano presagio, in soffitta Patrick ha un vecchio quadro che tiene nascosto persino a se stesso.

Edito da Mondadori, il quadro mai dipinto.Il giorno della partenza  sale in soffitta, a riprenderlo preso anche dalla nostalgia decide di rivedere il quadro prima di partire, ma tolto il telo che lo copriva si accorge di una cosa strana, nel quadro c'è qualcosa che non va,la donna nel quadro è sparita, preso dal panico, Patrick porta con se il quadro per lasciarlo a casa di un vecchio amico e correre in aereoporto per raggiungere Venezia.
Quando è arriva però batte la testa e si risveglia una vecchia pensione Punto Feliz, accolto da un anziano signore, che gli mostra il suo miniappartamento.
Da quì inizia la ricerca di Patrick della misteriosa donna vista prima dell'amnesia che continua a tormentarlo, con la sua presenza silenziosa.
Con una penna che  sembra diversa dal primo romanzo  Bisotti, trascina il lettore in giro con Patrick alla scoperta di Venezia e della misteriosa donna che turba il non più giovane pittore ossessionato dalla mania di dipingere la scena successiva per ogni quadro.
Ancora in preda alle amnesie Patrick incontra diversi personaggi, che lo guideranno a sua insaputa verso la donna che tanto cerca, senza ricordarla.
Si tratta di Raquel un amore in attesa per Patrick, un amore finito per lei.Così di pagina in pagina, il quadro mai dipinto è metafora degli amori non vissuti, di quelli rifiutati e di quelli dimenticati.
Con uno stile completamente diverso dal precendente romanzo di Bisotti, Il quadro mai dipinto è un romanzo di  riflessione, un viaggio introspettivo in cui è inevitabile ritrovarsi e perdersi a volte nei dialoghi tra i vari personaggi, come Vince e Vivian che rendono e danno ritmo alla storia anche quando la narrazione sembra arrestarsi in parole che rendono a tratti la lettura difficile, ma non per questo impossibile.

giovedì 28 gennaio 2016

Giorgio Faletti: Appunti di un venditore di donne

Un uomo misterioso si aggira nella Milano degli anni di Piombo, bello e affascinante, passa le sue giornate tra bellissime donne che sembrano modelle e loschi individui.Chi non lo conosce penserebbe ad un manager, qualunque negli anni del botteghino e del carosello è Bravo il protagonista del thriller di Giorgio Faletti.
Bravo, un nomignolo che mantiene le sue promesse, se le guardi dalla giusta prospettiva, uomo riservato e mite, Bravo fa un lavoro disonesto è un venditore di donne.Lontano anni luce dai suoi colleghi Papponi, il protagonista di ''Appunti di un venditore di donne'' è un esperto nel suo campo.Un luminare, le giuste ragazze per le giuste occasioni e cosa ancora più importante per i suoi clienti, la giusta riservatezza.
Giorgio Faletti:Appunti di un venditore di donne.IlDa politici italiani a grandi imprenditori, passando per medici e banchieri, la vita di Bravo è scandita da un cercapersone  in continua vibrazione, per richieste ed offerte di lavoro, che arrivano di continuo, e a qualsiasi ora del giorno e della notte.L'immagine dell'uomo solitario ed intrigante che in altri contesti e con altre penne sarebbe risultata noiosa e ripetitiva acquista con Giorgio Faletti una valenza completamente diversa.
Bravo non ha i tratti dell'eroe nè dell'anti-eroe, un Ulisse decisamente eccentrico che a modo suo e con i propri mezzi per motivi del tutto inspiegabili si trova al centro dei riflettori.Ma quella che in un primo momento sembra ,una fuga per sfuggire ai servizi segreti, alle B.R. e alla Polizia, si rivela  invece un ritorno a un passato che il protagonista ha cercato di dimenticare.
Con il suo stile personal tanto da poter essere definito stile Faletti,lo scrittore  porta  il lettore al centro di una storia, dove fatti storici, descrizioni dei paesaggi sono la cornice perfetta alla psicologia e la storia dei  personaggi, incontrati da Bravo il più famoso venditore di donne a Milano, durante quegli anni di stragi che culminarono con il rapimento  e l'uccisione di Aldo Moro.

mercoledì 13 gennaio 2016

Andrea Barghigiani: Sviluppatore no Worry

Perchè recensisco un ebook che parla di sviluppo web?
Semplice perchè anche io come tutti, cerco di migliorarmi.
Quello che mi ha colpito di" Sviluppatore no Worry" di Andrea Barghigiani oltre ad essere una piacevole lettura, è stato l'approccio all'argomento.
Non tecnico e molto vicino al lettore, offrendo stimoli
e spunti su come basare il proprio lavoro.
E come ottenere risultati, che non necessariamente devono essere misurabili  in denaro.
L'ebook infatti dopo aver dedicato spazio ai social network come Linkedlin o google plus, si
concentra molto su come sia cambiato il web negli ultimi anni.
E sull'esigenza degli utenti di mettere in connessione informazioni, e sopratutto le persone.
Offrendo piccoli accorgimenti su applicativi da utilizzare per organizzare bene
il lavoro.

Nonostante non ami l'uso di Toogl per tracciare il tempo impiegato ai proggetti,e quello
passato a perdere tempo.Nel complesso trovo questa piccola guida utile, sopratutto per chi è alle prime armi e vuole avere un'infarinatura generale.
Quando si parla di sviluppo nel web, inevitabilmente pensiamo a qualch'cosa di complesso.
Quasi di irrealizzabile per noi, comuni mortali.
Hai aperto un blog, o sei un programmatore alle prime armi? Tutti sembrano essere sempre più avanti di te?
Probabilmente lo sono.Ma invece di stare lì a chiederti come fanno a gestire e sopratutto
a lavorare nel web, dovresti cambiare domanda e chiederti:
                                          "Come posso fare per migliorarmi?"
Tagliamo la testa al toro, il web non lo impari dai libri, e non basterà  un corso per renderti il migliore!

Quello che devi fare è la pratica.Ma a volte, la pratica se non è accompagnata ad un confronto non porta da nessuna parte.
Se pensi di sfruttare internet perfare soldi, lascia stare.Ormai lo sanno anche i bambini che per fare soldi bisogna LAVORARE!!!
Se invece vuoi sfruttare il web, per sviluppare un idea, o un proggetto allora l'ebook di Andrea Barghigiani fa al caso tuo.


Ne approfitto inoltre per segnalare un bel proggetto , fondato anche da  Andrea Barghigiani , si tratta di Skillsandmore una piattaforma  e-learning dedicata agli sviluppatori web, con tanto di corsi e forum. L'utente può scegliere di iscriversi gratuitamente con un account free dove potrà seguire i corsi postati, dallo staff di Skillsandmore oppure, scegliere d'iscriversi come utente Pro avendo accesso illimitato a tutti i corsi e sezioni della poattaforma.
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sabato 2 gennaio 2016

Svetlana Aleksievič: Ragazzi di zinco

Svetlana Aleksievič: Ragazzi di ZincoSe dovessi definire in una parola il libro di Svetlana Aleksievič, Ragazzi di zinco; disarmante mi sembra la parola più adatta, a definire non il libro in sé che consiglio vivamente ma lo stato d'animo in cui lascia il lettore.
Edito dalla casa editrice E/o già nel 2004,Ragazzi di Zinco è un pugno in faccia al lettore, sullo sfondo della guerra in  Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Le vite di soldati, inviati a sostenere la grande causa internazionalista, in memoria di una patria che però sembra assumere i contorni di una matrigna pronta ad ingannare i suoi figli e ad immolarli, sull'altare sacrificale della grande Patria.
I soldati, le infermiere e le commesse inviate in Afghanistan sono ragazzi e ragazze che non compiranno mai 30 anni, forse nemmeno 20.
Quelli che tornano nelle bare di Zinco, rimpatriate nel cuore della notte, in periferia lontani da occhi indiscreti  e quelli che tornano.
Quelli che tornano non sono più gli stessi ragazzi e ragazze, sono ombre che si aggirano tra le strade di Minsk, li chiamano gli afgancy, sono i ragazzi tornati dall'Afghanistan diventati assassini.
Partiti come eroi i soldati del conflitto Afghano ritornano in patria come degli emarginati, un ombra da cancellare, qualcosa di cui vergognarsi.
Perchè della guerra che ricordava la grande guerra patria non è rimasto altro che l'ombra della vergogna, di massacri e genocidi.
Quello della Aleksievič è un ritratto disincantato, dove le vittime diventano carnefici .
Non fa sconti a nessuno ,la scrittrice bielorussa premio nobel della letteratura, non ha una soluzione, né una condanna. Come ogni giornalista, l'autrice di "Ragazzi di Zinco" riporta i fatti, racconta le storie facendo parlare i protagonisti. Le madri, dei ragazzi che non torneranno più. Quelli che sono tornati con il corpo ma non con il cuore.
Un libro dove la verità diventa relativa, un concetto inaccessibile, come sono andate davvero le cose? Chi sono le vittime e chi i carnefici? Qual'è la verità?Significative sono le parole di un soldato che parlando della verità cita un passo del vangelo:
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».
Non ci fu risposta.