lunedì 29 settembre 2014

Cesare Pavese : La Luna e i falò

La lunaeifalQuando ho iniziato a leggere La Luna e i falò, la prima cosa che mi ha colpito è stata l'introduzione di Gian Luigi Beccaria, quando dice che a Pavese non interessa la psicologia dei personaggi, ma si concentra puramente sulla narrazione...lì ho pensato(lo confesso) di aver fatto una scelta sbagliata. Solo a lettura finita ho capito quello di cui parlava Beccaria.
I personaggi tutti dal protagonista, Anguilla che lasciato il paese dove è nato senza mai esserlo ,torna dall'America per rivedere il luogo dove è cresciuto. Il ritorno di Anguilla però non è un viaggio verso un luogo ma un viaggio verso se stesso, quello che vede è identico a come lo aveva lasciato, a guidarlo in questo viaggio c'è Nuto un suo amico di gioventù che se da un lato è il suo Cicerone dall'altro è anche il ricordo di quanto perso andandosene.
Perché mentre tutti cercano di vendergli qualche cosa convinti della sua immensa ricchezza, Anguilla cerca, un età dell'oro che ha perso lasciando il paese, non in cerca di fortuna come pensano tutti, ma per sfuggire ai fascisti che lo avrebbero fucilato.

La luna è i falò è un continuo gioco di equivoci, di ruoli, di storie che si incrociano e scontrano in un continuo di stagioni, ma se Anguilla che tanto ricorda l'irrequieto N'Toni di Verga è ormai un uomo senza radici, così simile all'uomo della folla di Boudlaire che tutto osserva senza mai vedere anche Nuto la sua guida in questa ricerca del passato tra i boschi che portano alla luce i morti della II guerra mondiale, con tutta la sua violenza. Nessuno è innocente.
Se chi parte perde una parte di sé, anche chi resta perde quella parte. Non è la partenza la perdita, ma la vita, che non sempre segue il ritorno delle stagioni.
I personaggi di Pavese a differenza dei Malavoglia non sono dei vinti, ma solo vivi.

Se forte è il richiamo al mito greco,dalla ricerca di un età dell'oro, fino al mito del fuoco purificatore, lo stesso si può dire della questione sociale, gli uomini e le donne che vivono nelle campagne, in un Italia devastata dal dopo guerra la povertà dei contadini, porta inesorabilmente a grandi tragedie come quella della famiglia di Cinto distrutta dal padre che durante un momento di delirio, incendia la casa. Ed è proprio in quest'ultimo personaggio,figlio di un Italia sbagliata dove gli ultimi restano sempre tali, che il protagonista vede se stesso.

Le donne ovviamente non sono escluse, Le tre donne Anelli Silvia Irene e Santa la minore,
Se Irene e Silvia si consumano nella scalata sociale, attraverso corteggiatori ed amanti improbabili, passano le loro giornate
a suonare a chiacchierare lontane dal villaggio e con gli occhi puntati verso Il Nido ( la loro massima ambizione)
Santa la minore delle 3, è l'anta donna angelo, non aspetta come le sue sorelle un principe a cui andare in sposa,
Non è una donna emancipata, non è il prototipo della donna moderna, è una donna che in tempi di guerra si adegua ora ai fasci, ora ai partigiani, una sharazade occidentale, che dirige rastrellamenti, denuncia compagni e nemici.
Quello che emerge, il tratto distintivo di tutto il romanzo, è il fatalismo che trasudano i personaggi che spariscono
avvolti dal fuoco del falò e dalla narrazione di Pavese che discioglie ne disperde i contorni, per regalarci l'essenziale, l'umano con la sua solitudine, il suo sentirsi perduto in ogni posto e in ogni momento, il suo bisogno di partire per po tornare.

mercoledì 24 settembre 2014

Paolo di Paolo: L'Italia del pomeriggio

L'italia nel Pomeriggio:di Paolo di paoloSuccede a tutti, capita prima o poi a ogni lettore di inciampare nel famigerato acquisto d'impulso, vedi un libro non conosci l'autore, ma quel titolo ti dice tutto ed ecco il gioco è fatto.
Quello che ne esce fuori è tutto un programma, o ti piace davvero tanto da voler approfondire, allora clicchi qui e lì oppure ti è piaciuto davvero poco che alla 2 pagina ti fermi.
Quando ho acquistato l'ebook, l'ho fatto spinto da quello sconto su bookrepublik dove abitualmente mi rifornisco per la lettura in digitale.
Poi il fatto che fosse Feltrinelli e costasse meno di 1, 00 è stato un incentivo in più.
Così ho messo da parte Cent'anni di solitudine per un pomeriggio e ho iniziato a leggere,(28 pagine si leggono in un attimo).
Contrariamente alle recensioni che ho trovato su internet, ho trovato L'Italia nel Pomeriggio molto bello, scorrevole ma sopratutto leggendo era come se l'autore rispondesse indirettamente alle mie domande.
Di Paolo affronta con leggerezza tutti i luoghi comuni del mondo della letteratura, dalle recensioni anonime che troppo spesso dimenticano che dietro un libro c'è l'autore una persona che ha lavorato e che indipendentemente dal risultato che è del tutto soggettivo, merita rispetto perché quel libro, romanzo, articolo ecc... non è una cosa a casaccio ma frutto di un lavoro che può piacere o meno. Ma dovrebbe essere sempre rispettato.
C'è di tutto, dal lettore virtuale a quello reale, dal lettore di classici che non sa leggere gli scrittori moderni, e viceversa fino al lettore di tendenza.
L'ultimo capitolo, è interessante perché di Paolo accenna a un tema poco trattato, la disaffezione al classico, prende come esempio Tolstoj che dai più è spesso giudicato, prolisso, banale da altri invece pesante. Più che disaffezione io parlerei di diffamazione verso i classici. Per non parlare poi del proliferare delle letture di tendenza esempio Fabio Volo sei figo se dici che fa cagare, che non sa scrivere ecc...
E' un inno alla lettura, di qualsiasi genere, scrittore e in qualsiasi formato, è un unno anche al lettore che nonostante la crisi, il tempo che non basta mai trova il tempo di leggere.

mercoledì 3 settembre 2014

Tiziano Terzani: Mustang.Un Viaggio.

Esiste nell'immaginario collettivo un luogo, che non sia stato toccato dalle mani dell'uomo.Per alcuni sono le tribù che abitano l'Africa, o gli indigeni della Amazzonia. nessun uomo può dire di non aver sentito parlare di questi luoghi, dove al rumore delle auto, o allo sfrecciare dei treni si sostituisce un vento leggero che tra le montagne parli ai suoi abitanti.
tesori non Un luogo dove c'è un re che invece di palazzi di lusso vive in un castello fatto di fango e pietra, i suoi non sono gioielli e diamanti ma pecore e cavalli.tiziano terzani
Un luogo dove l'uscita del re lascia lo Mantag, per molti giorni nessuno può usare una scopa per evitare che spazzando, con la polvere si sollevino gli spiriti che potrebbero minare il suo cammino.
E' il Mustang che sorge alle spalle delle vette ghiacciate dell'Himalaya, il luogo mitico che Terzani con la sua macchina fotografica racconta nel suo Mustang.Un Viaggio.
Una realtà talmente pura e fragile rimasta lontana dalla civiltà per secoli che il vicino Nepal sta trasformando in una meta turistica.
Una lettura, scorrevole e piacevole che però lascia l'amaro in bocca, siamo solo in grado di distruggere ciò che tocchiamo?